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E che non saprai mai. Sei un piccolo, piccolissimo puntino buio e senza rilevanza alcuna. Nell’universo, nello spazio, nel tempo, tu sei un’entità invisibile anche al microscopio della storia. Sei circondato da un numero di persone che, comparato all’umanità tutta del passato e del presente, risulta ancora una volta nulla.

I tuoi problemi, le tue questioni mentali, le tue paure e insicurezze sono materie di cui la storia ignora completamente. Sei un nulla in un universo di incertezze, di filosofia. Ciò che dici si perde come una foglia ingiallita in un fiume in piena che si riversa in un oceano. Ogni volta che ti senti migliore, ogni volta che apri gli occhi e giudichi qualcuno, ogni volta che lasci il cervello correre libero senza contegno, senza riflessione, senza esplorazione, ogni volta che ti riempi l’occhi di odio: ogni volta provi a te stesso, una volta ancora, la tua irrilevanza nel mondo.

Ogni volta che ti appoggi con tutto il peso della tua dignità sulle tue idee, ogni volta che scappi di fronte alle tue responsabilità, che rubi. Ogni volta che dai le cose per scontate. Ogni volta che dai una persona per scontata. Ogni volta, ti dai la prova del fatto che tu sia il nulla più assoluto.

Non sono nessuno. Quando apro quegli occhi maligni e un’immagine mi cattura, automatico è l’istinto del giudizio. E in tutti gli altri uomini, il primo istinto è il giudizio. Perché arriva il giudizio ancor prima di reprimerlo? Il giudizio è un’esigenza, istinto primordiale. Nulla cancella l’onta del primo giudizio. Nulla cancella la vergogna. Non bisogna vergognarsi di quel giudizio ma studiarlo. Sono piccolo, sono un piccolissimo corpuscolo insignificante nell’universo, non conto nulla. Quel giudizio fa parte di me. Qualifica me come uomo, ma ancor prima come essere umano. Sfugge alla ragione, come un lampo ti rivela la natura schifosa e meschina, in quel fulmine di tempo in cui lasci che agisca indisturbato. Da cosa deriva, ancora?

Chi ti ha insegnato? E’ un impulso della società. E’ una cosa avvilente eppure sentore di una natura estremamente affascinante. Due forze di stessa entità si fronteggiano con la forza di oceani in piena. L’una non ha mai la forza di affossare l’altra. Perché analizzo quell’onda d’urto incosciente. La cattiveria insita in ognuno di noi, la gelosia, la malattia, la mancanza di sensibilità, la pochezza, il buonismo, l’istinto animale. Il mondo è popolato da belve che ti mangerebbero l’anima se potessero. Ti squarcerebbero quei gradi guadagnati sul campo perché incapaci di accettare che tranne la morte e la sfortuna pura, nulla accade per caso, tutto si finalizza per una ragione. Ciò che pensi, il lavoro che hai, il tuo partner, le tue amicizie, il tuo percorso, l’autostima e quella degli altri. Gli impulsi cattivi e infiniti, celati dietro ad un buonismo che funge da tregua sociale, ci rendono giudici infallibili e tristi nel nostro subconscio.

Non siamo migliori di nessuno. Non siamo i migliori, mai, in qualcosa. Saremo, rispetto alle dimensioni del tempo e della storia, sempre piccoli corpuscoli che si muovono in moti impazziti e indecifrabili creando nient’altro che polvere, polvere.

Possiamo essere migliori però. Possiamo impegnarci e diventare bravi in qualcosa. Possiamo lavorare su noi stessi e, in un percorso quotidiano, analizzarci, parlarci, spronarci, aprirci. Possiamo e dobbiamo cercare di essere migliori ogni giorno senza ipocrisia o mentirsi. Scavare le nostre debolezze, prendere coscienza della nostra infinita ignoranza, cercare verità. Mostrarsi al di sopra è un gesto folle, da incoscienti, da umani, appunto. Siamo piccoli. Se domani morissimo il mondo, la storia, le stelle, gli universi paralleli, le anime nascoste in corpi lontani miliardi di anni luce, la Verità continuerebbero ad espletare le loro funzioni o non-funzioni.

Una cosa abbiamo ed è l’anima, il cervello. Una cosa abbiamo. Tutti giudichiamo. Tutti siamo sotto quel riflettore ogni giorno. Tutti abbiamo giornate di merda in cui odiamo tutti. Tutti proviamo compassione per altri, per te. Tutti disprezziamo a prima vista. Tutti vomitiamo odio. Hai una cosa, una cosa sola. Rifuggire, crearti la tua strada, ascoltare tutti, ascoltarti, non giudicare ma apprendere, da tutti. Hai qualcosa da imparare ogni giorno, qualcosa da ascoltare senza aprire gli occhi. Hai da accompagnare le parole alle azioni. Siamo il nulla. Siamo l’unico noi presente nell’universo. Siamo la nostra occasione di capire, di vivere davvero. Siamo la possibilità di scegliere l’altra via, siamo la possibilità di essere un nessuno pensante.

 

 

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