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A volte accade che un’intuizione si materializza nella mia testa in modo rapace: repentina e fulminante.

Pensandoci bene mi rendo conto che il processo dell’intuizione funziona come quando scarichiamo un programma sul computer. Le informazioni si accumulano verso una direzione, è come se l’intuizione fosse al termine di quella barra verde. Quando tutti i dati sono stati caricati il prodotto finale è questa spia che si accende nella testa e che mi dona un’idea, un nuovo stato d’idea, che rimane lì a lungo finché una nuova intuizione mi colpisca di nuovo sullo stesso tema portandomi ad aggiornare le mie posizioni.

L’idea, in effetti, per quel che mi riguarda non è mai definitiva. L’idea è fluida. Ci sono stati di idee a cui si giunge ogni volta pensando. C’è troppa vita intorno a noi per pensare che un’idea, intesa come opinione, visione, possa rimanere immutata per sempre.

E questa abitudine a pensare costantemente rende le mie idee particolarmente mutevoli. E’ una cosa splendida. Perché la realtà, ho capito, non è mai semplice. Tutto ciò che è intorno a noi, in primis gli atteggiamenti che ci possono più o meno piacere delle persone, è costituito da un mondo complesso.

Accettare la complessità delle cose porta a grandi vantaggi.

Ad esempio possiamo prendere in considerazione una persona molto maleducata con cui dobbiamo avere a che fare per necessità (ufficio postale, banca, negozio).

La sua maleducazione può portarci a pensare cose negative di questa persona. O peggio ancora farci mutare il nostro comportamento, adattandoci alla sua bruschezza. Personalmente credo che questo porti a poco di buono. Credo che se si sta bene con se stessi, se si crede saldamente nei propri principi, non ci sia bisogno alcuno per prestarsi alla maleducazione, vizio orribile, per via di un maleducato.

Credo che sorridere e semplicemente rimanere se stessi sia un gesto di grande maturità. Credo che cercare di immedesimarmi nella persona che abbiamo di fronte, pensando che magari ha avuto una giornata storta o che semplicemente prima di servire noi ha ricevuto una chiamata in cui lo si informava del non funzionamento recidivo dell’impianto dell’aria condizionata a casa sua e che ripararlo, in quanto ormai scaduta la garanzia, costerà molti soldi che in questo momento magari non ha per via di una forte crisi che attanaglia il suo negozio, magari per via di un competitor che ha da poco aperto i battenti proprio all’altro lato della strada.

Dicevo.

L’idea è un concetto fluido e accettarla per questo suo grado di parzialità, accettando di mutarla e di esplorarla, credo sia un segreto importante per guardare il mondo.

Tutta questa introduzione (a proposito mi rendo conto del mio essere prolisso in modo esagerato, soprattutto quando scrivo, e me ne scuso) mi serve semplicemente per esprimere un’intuizione che mi si è materializzata in testa durante l’ultimo mese speso in Italia.

Non tornavo da 15 mesi, durante i quali ho vissuto negli Stati Uniti, e, all’improvviso mi sono reso conto da cosa deriva principalmente il mio grosso sentore di insofferenza e repulsione che matura in me quando mi trovo nel mio paese.

Lo scontro. Perpetuo, maleducato, sgradevole, onnipresente.

Negli Stati Uniti si ha un’idea dell’Italia pittoresca per lo più. L’Italia: vino, relax, stile di vita meraviglioso.

E’ stato parecchio difficile spiegare agli americani che questa visione non risponde alla realtà, che in realtà è uno stereotipo a cui piace loro aggrapparsi.

Tornare in Italia dopo il lungo periodo mi ha reso piuttosto evidente ai miei occhi il grado di scontro quotidiano che si insinua nella nostra società piuttosto.

Andare alla posta dove ti viene fatto un sermone o magari semplicemente un rimprovero sgradevole se si prende un bigliettino per una fila sbagliata. Per strada, dove vige la regola della prepotenza e dove il clacson si sgola senza ritegno. Tra persone, quando esporre un’idea, magari particolare, coincide col dover aver a che fare con detrattori di ogni genere che magari avvertono il semplice gusto di darti contro per sport.

Con non conoscenti che mostrano sempre molto spirito malfidato, che non rispondono mai a sorrisi spontanei, che non sanno come rispondere ad una persona che magari prova a fare due chiacchiere con loro.

Ho notato la poca propensione a vivere bene, ho letto l’atteggiamento malfidato negli occhi di molti. Ho letto gelosie, forti gelosie verso chi non ha paura di mostrare la propria personalità. Ho notato una lotta a buttar giù chi qualcosa di buono la sa fare. Una lotta a denigrare.

Ho meravigliosi amici. Conosco gente meravigliosa. Chiaramente non mi riferisco a loro. Chiaramente mi riferisco ad un atteggiamento generale. Un atteggiamento distruttivo, un atteggiamento che sa imbarazzare, una tendenza ad uniformare.

In particolare faccio riferimento alla città di Roma, più vicina a me geograficamente, affettivamente nonché a livello familiare.

Ma anche girando per l’Italia, nell’ultimo mese, ho notato atteggiamenti scorbutici ovunque. Forse Venezia in questo contesto non fa testo in quanto piccola, altezzosa perla turistica praticamente unicamente popolata dal turismo di ogni genere, che può portare ad un grado anche maggiore di maleducazione.

Ma anche girovagando per la Toscana, ho trovato ristoratori musoni, camerieri ignoranti e poca disponibilità diffusa.

Ora, mi rendo conto di poter sembrare un bacchettone. Ma, mi chiedo anche perché tutto questa attitudine allo scontro mi sia venuta in mente dopo questi 15 mesi passati all’estero.

Beh, semplice. Negli Stati Uniti c’è uno spirito di cordialità molto più diffuso. Provate ad entrare in un qualsiasi bar, ristorante e vedrete con quanti sorrisi verrete accolti. Provate a fare una richiesta ad un cameriere in un ristorante e vedrete come si prodigherà per servirvi. Fate la fila per un ufficio qualsiasi, un servizio pubblico o privato qualsiasi (posta, banca, documenti vari) e vedrete la differenza con i nostri depressi operatori (ove la depressione chiaramente deriva oltre che da una predisposizione personale a volte anche dai ritmi di lavoro stressanti, dalla totale disorganizzazione, dalla totale maleducazione dei clienti a loro volta e dalla assoluta mancanza di gratitudine nello svolgere il proprio lavoro).

Fate un giro per strada e provate a sorridere a qualcuno.

Certo, c’è anche da dire che dietro atteggiamenti molto cordiali e sorridenti, spesso si nasconde un’impostazione quasi plastica, non autentica, tipica della società americana.

Tutti si sforzano a non urtare, ad apparire cordiali ed amichevoli, poi magari però c’è scarsa attitudine ad approfondire il rapporto.

Il punto è pero che si vive meglio quando si entra in un negozio e si viene salutati e magari accolti con un sorriso. Si guida la macchina e non ci sono battaglioni di suv inferociti, motorini, smartine, cinquecentini a suonare la settima sinfonia di Beethoven coi clacson. Si entra a lavoro e non scorgi negatività quanto sorrisi e una accoglienza positiva. Quando si impiegano 10 minuti per ottenere un documento ad un ufficio pubblico. Quando tornando a casa, con le mani occupate dalle buste della spesa, provi ad aprire il portone del tuo condominio e una ragazza si ferma, ti apre la porta, ti lascia entrare e ti sorride meravigliosamente.

Siamo o non siamo un paese fondato su stress, scontro e gelosia?

Io credo di sì. E credo abbia molto a che fare con le moltissime mancanze con cui quotidianamente abbiamo a che fare semplicemente vivendo la nostra vita.

Quando effettuare una ricarica della posta pay impiega 2 ore di fila e magari il muso incazzato di un impiegato della posta, come si fa ad uscire dall’ufficio col sorriso sulla faccia e fare magari buon viso a qualche stronzo che ci taglia la strada o che non ci dà la precedenza.

Certo, mi rendo conto di aver basato l’introduzione di questo post su concetti di comprensione verso il prossimo. Credo che proprio questo tipo di comprensione in effetti mi abbia portato a realizzare quest’intuizione verso la nostra cultura. Cercando di immedesimarmi nell’incazzatura degli altri mi sono ritrovato a constatare quanto vasta la gamma di motivi potrebbe essere.

Ciò non vuol dire che rimangio quel che scrivo all’inizio: bisogna comunque sempre cercare di capire persona dopo persona le motivazioni di certi atteggiamenti e soprattutto non cedere alla maleducazione, mai. Fare questo sforzo però non vuol dire automaticamente vivere bene, ma vivere meglio.

Per me civiltà è un concetto che parte dal grado di scontro presente nella società.

Per me è diventato difficile vivere in Italia.

..dopo tutto sono innamorato del mio paese. Ne sono innamorato, sono innamorato dei sapori alla quale mi ha abituato, della bellezza della sua natura e il senso d’eterno delle sue città.

Piccolo e violato, quasi indifeso, mi fa tenerezza. Siamo un popolo tanto “indisciplinato” quanto pieno di cuore. La nazione. Le nazioni sono casseforti di una cultura. Non sono astrazioni geopolitiche, le nazioni sono fatte di un carattere, di tradizioni, di un modo a sè di comunicare, un modo di vedere la vita, un modo di intendere la natura.

Noi risiediamo in un suolo che ha visto millenni di storia, di cultura. Ha visto fondersi culture variopinte di tutto il mondo, il mondo come lo si intendeva nella storia, l’europa.

La nostra nazione ha dettato le regole del bello, dell’arte, della cultura classica.

Siamo un paese di gente spontanea, siamo il carattere esplosivo di Benigni, genio e sregolatezza, la cultura di Eco, la compostezza istituzionale di Napolitano, siamo la comicità di Totò, siamo noi, insieme, sorrisi complici e mano sul cuore che arranchiamo e proviamo a cercare un’identità unica.

Ma non ci affanniamo italiani, la nostra identità sta nella molteplicità di identità. Se è vero che mai un calabrese potrà sentirsi affine ad un piemontese, il miracolo della nostra Italia è stato quello di riuscire a far sentire sia un calabrese che un piemontese parte della stessa cosa.

Per quanto la mafia mangi le nostre terre, per quanto l’egoismo economicista del nord minacci l’unità della nazione, rimaniamo un paese unito di cui parliamo con enfasi e orgoglio all’estero e che all’estero tutti invidiano.

Siamo un paese basato su salda storia, manteniamo le ferite del passato e rendiamo ben visibili i nostri limiti.

Ma siamo così, come il mondo ci vede.

Non potrò mai odiare il mio paese. La sua scuola mi ha fatto diventare un uomo. Il semplice vivere in Italia dona ad ognuno di noi un senso di cultura più sviluppato che altrove.

 

La cultura è il futuro del mondo.

Risolleviamoci e viva l’Italia.

 

IPostmoderni

 

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