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Quest’oggi, secondo appuntamento con la rubrica IPostInternazionali, ho optato per un articolo più leggero rispetto al battesimo di fuoco di due Mercoledì fa.

Il post nasce dal clima che, inevitabilmente, tutti stiamo respirando in questi giorni: è un clima che come ho descritto nel post di ieri 26 Febbraio sembra avvolgerci in un vociare indistinto, senza accomunarci ma invece ponendoci uno di fronte l’altro pronti a dichiarare, spiegare, difendere le origini e i ragionamenti relativi al nostro voto.

La politica in Italia assume tanto le sembianze di sport nazionale. Intendiamoci, personalmente ritengo sia un gran bene che le persone abbiano un’idea sulla politica. Il punto è che temo che da noi si tenda ad avere un’idea più che sulla politica, sulla fotocopia sbiadita, unta di essa. I discorsi che ci avvolgono come nubi inquinanti questi giorni raramente si incentrano su contenuti, sovente si attorcigliano intorno steccati ideologici, perle di qualunquismo, scoperte di immondi e universali complotti.

Questo articolo di Internazionale che oggi propongo vuole riproporre invece il “contenuto” al centro di un più alto e nobile dibattito politico. E vuole dare un avvertimento: è facile dire cosa bisogna fare o criticare a posteriori, meno lo è prendere le decisioni nel momento in cui è richiesto. Ad un leader politico questo è ciò che è richiesto e il compito risulta senza dubbio essere tra i più complicati al mondo.

Le scelte di un leader.

Obama è un leader molto amato in Italia. Del leader democratico si apprezzano la carica emozionale, il carisma, la visione (per lo meno programmatica) del mondo e certo fascino tutto americano che subiamo vivendo in un sistema di valori imperniato sul modello di crescita statunitense.

Negli Stati Uniti Obama svolge però il ruolo del leader politico e non può contare sullo stesso appoggio romantico che suscita in Europa. Gli americani si distinguono per una cultura molto diversa dalla nostra e manifestano un approccio alla politica lontano anni luce dal nostro.

Il concetto di Stato mantiene storicamente una valenza di struttura invisibile quanto più possibile che garantisca ai cittadini americani di poter vivere liberamente e senza impedimenti le loro proprie iniziative economiche e sociali. Il cittadino americano è insofferente verso un concetto troppo pervasivo di Stato, disdegna un modello centralizzato e ama l’indipendenza, l’autonomia.

Nell’articolo del New York Times si descrive la difficoltà di Obama verso una decisione di grande impatto per la politica energetica statunitense. Il governo canadese, guidato dal conservatore Harper, spinge fortemente per la costruzione di un oleodotto che dalla ricca regione del Canada dell’Alberta, area di ingenti giacimenti petroliferi, attraversi tutti gli Stati Uniti fino alle raffinerie dell’area di Houston (Texas) e Golfo del Messico. L’oleodotto permetterebbe, con la fornitura agli Stati Uniti di oltre 700mila barili di gregge al giorno,  da una parte di alimentare in Canada l’industria petrolifera, motore del paese, dall’altra agli Stati Uniti di ridurre sensibilmente la dipendenza energetica verso i paesi instabili del Medio Oriente e i governi inaffidabili come quello venezuelano.

In questa scelta Obama ha però da misurarsi con l’importante fetta di elettorato di matrice ecologica che lo ha supportato nella sua recente elezione. I passi in avanti dell’amministrazione Obama verso la tutela dell’ambiente ( ad esempio l’invito alle case automobilistiche a produrre auto più efficienti) verrebbero azzerati, delusi da una eventuale decisione favorevole all’oledotto. Gli ambientalisti in particolare criticano il processo fortemente inquinante tramite cui verrebbe estratto il petrolio ( attraverso sabbie bituminose) oltre che il percorso dell’oleodotto il quale attraverserebbe il territorio americano col rischio di alterare gli equilibri naturali.

Di fatto Obama si trova nel bel mezzo di un dilemma strategico di difficile soluzione, con poche vie d’uscita. Da una parte rischierebbe di logorare i rapporti con un partner come il Canada che ad oggi rappresenta il suo maggior referente commerciale, nonché di perdere l’occasione di muovere un fondamentale passo avanti verso una più sicura e efficiente fornitura energetica. Dall’altra corre il rischio di andare contro la sua preoccupazione più volte dichiarata nei confronti dei cambiamenti climatici, il suo intento di attuare politiche ambientali più rigorose nonché di perdere e deludere una sensibile fetta di elettorato che lo ha sostenuto per la sua sensibilità verso l’ambiente.

L’oleodotto Keystone rappresenta dunque un esempio lampante di politica reale, di politica dei contenuti. Decisioni come queste sono quelle per cui andiamo a votare dei leader, esponenti politici. La politica “vera” è fatta da tutta una serie di fondamentali scelte che molti di noi non abbiamo i mezzi per capire, giudicare. L’immagine che la politica sia solo cialtroneria, che la politica abbia solo da dimostrare il peggio di un paese è un’idea distorta seppur implacabile che ottenebra parecchie menti.

Fare politica è materia ardua, materia audace. Scegliere per il bene di milioni di persone è il ruolo più importante, responsabile e onorevole che possa esistere nella nostra società.

Per questo spesso sento di avvertire oppressione e incomprensione per tanti discorsi che con convinzione assoluta vengono pronunciati praticamente da tutte le persone che ci sono intorno. Solo capendo, entrando nel merito del significato di politica potremo renderci conto di quanto siamo inadeguati rispetto ad essa e forse cominceremo ad ascoltare delle proposte concrete per migliorare la nostra vita. Che è poi il significato più alto e ideale che si nasconde dietro il concetto di democrazia.

IPostmoderni

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