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Il problema è che sono circondato da esibizionisti.

Consci dell’appeal, formula data da diverse fortunate variabili, bellezza, intelligenza, brillantezza, ci sentiamo,a diversi livelli e con le dovute distinzioni, superiori. E ci siamo.

Ci siamo perchè la convinzione di essere migliori degli altri è un’illusione irrazionale volta a coprire il fardello di non essere altro che uno in un mondo di migliori e peggiori. Del resto il nostro esternare compassione verso coloro che sono diversi da noi non è altro che un celato modo di dichiarare il nostro primato.Del resto criticare la diversità degli altri è un modo anche un po’ vanesio di esaltare se stessi, indirettamente. Se tutto ad un tratto, un giorno, ci svegliassimo in un contesto di persone che si vestissero benissimo, che fossero dotate di somma cultura, che parlassero solo di cose interessanti, la nostra “specialità” dove andrebbe a finire? Diventeremmo tutti uguali! Finalmente, verrebbe da dire!Neanche per il sogno..brameremmo i giorni in cui eravamo soli tra branchi di pecore e in cui avevamo gioco facile a sentirci migliori.

Ad ogni modo, la tendenza a sentirci migliori dunque, come, che so, meccanismo di autotutela,  è diffusa ( numerosi gli status di facebook che recitano più o meno così: “oddio perchè la gente è così ignorante?” oppure “la gente tanto parla solo di novella 2000 e uomini e donne!” e via dicendo)

Condizione diversa però è quella di chi, dotato di appeal, come dicevo sopra, aggiunge a questa tendenza una dose di sfacciataggine e superiorità manifesta. In poche parole la differenza tra le due condizioni è che solitamente la tendenza autoprotettiva a sentirci migliori o comunque non inferiori è di genere passivo. Mi attaccano e io mi difendo.

La sfacciataggine invece e la superbia è un atteggiamento attivo e, spesso, invadente (Sgarbi esempio limite). In ogni luogo, mentre, perchè c’è un’esigenza grandiosa di mostrare, ed esibire (frasi altisonanti, foto ad effetto, buona pubblica vendita delle proprie passioni)

In poche parole la tendenza all’autodifesa è degli insicuri o di coloro che sono fuori dai giochi: sono sicuri delle loro qualità, calati nel loro mondo perfetto e dove tutto fila meravigliosamente, che non hanno bisogno di alcunchè da esibire (categoria a dire il vero, rara. Cavolo, rara per davvero!)

La tendenza invece ad apparire con tutti i modi e mezzi, a tutti i costi, è parte di chi ogni giorno si sente meravigliato e felice del suo appeal. Di chi ne sta prendendo pian piano confidenza, rischiando però passi falsi che possano deteriorarlo. Chi appare molto, del resto, può far parte del rischioso mondo della certezza assoluta, del castello che può crollare da un giorno all’altro, a seconda degli incontri, situazioni, relazioni con contesti diversi (internazionali ad esempio: tanti appeal possono vanificarsi all’estero e,dunque, provocare una caduta più o meno rovinosa del castello!)

Cosa ne penso io?

1 Che chi ha la fortuna di godere di questo appeal, condizione vincente e preponderante nella società attuale, non dovrebbe per questo abusare dello stesso. Mai. Nei confronti dei deboli, dei “no-appeal”. Dovrebbe cercare meno esibizionismo. E’ vero che le persone sono “accecate” dall’appeal ma è altrettanto vero che c’è chi, per una questione di autodifesa e coscienza nei propri mezzi, ne dubita con fervore. E cerca di capirlo, verificarlo fino a cercare di giungere al confine tra esibizionismo e la sostanza che vi si nasconde dietro, se ve ne è.

2 Chi questo appeal non ne ha deve capire se ciò che sta vivendo lo rende veramente felice e non deve troppo preoccuparsi di chi gode di appeal. Può essere un appeal vuoto e alquanto postmoderno (basato dunque sulla logica moderna del successo=appeal-look ok, simpatia,soldi, piercing/tatuaggi/accessori).

3 Esistono appeal silenziosi, che di solito sono i più interessanti. Che non hanno bisogno di urlare ma che si nutrono di vita, in modo naturale.

4C’è un costrutto sopra così tanti atteggiamenti quando alle volte bisognerebbe semplicemente essere noi, richiamare la voce dell’essere che in noi si culla: l’anima, parte distaccata dal corpo.Percorso virtuoso e difficile, oggi.

Invito a diffidare della superbia. Invito a smettere di guardare con ammirazione cose di superficie. Cose che non lasciano intravedere sostanza. Invito a seguire il percorso illuminato di noi stessi, fino all’ultimo giorno.

Forse più che un invito a voi, è un invito a me stesso.

Vostro.

Ipostmoderni.

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