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fammi del male, fammi sorridere, fammi morire, fammi vivere,

Sono qui, quasi 3 mesi di nuova vita, nuova lingua, nuove esplosioni. Sento espandermi verso il  mondo e farlo mio, amarlo, familiarizzare con lui, lo sento amico, complice, compatibile con il mio bisogno di sorrisi.

Ed è un me stesso che fiorisce, bello ed agognato, tra le macerie di un passato turbolento, segnato da insoddisfazione, inadeguatezza, impotenza.

Cresco dentro di me il desiderio di essere, sempre più essere, in un contesto che mi lascia espandere verso lidi che seguo da anni. Sento che questo è il momento giusto per sognare e provare a dare di più. Mi cullo un po’ ma tutto sommato è un felice dondolare il mio, col cuore aperto, pronto ad esprimere sensazioni.

Ritrovo l’amore del condividere, dell’amare,

Mi perdo sempre nel paesaggio nuovo, svettante, mai ostile però, seppur condito da cattedrali potenti che toccano il cielo come delirassero , come a rappresentare questo sentore tutto umano del volere, volere di più, ancora di più.

Adoro questi sintomi.

Adoro sentirmi così, adoro viverti, vita!

ps schizzi di caffe sui pantaloni.

 

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Come mai l’Intelligence Americana non ha comunicato a quella pakistana l’immediata esecuzione del blitz?

Come faceva Bin Laden a vivere tranquillamente a pochi km dal centro di alta specializzazione militare Pakistano?

Come poteva essere ignota alla polizia l’identità di chi vivesse nella estesa e circondata da telecamere dimora di Bin Laden?

Il Pakistan è complice, ha nascosto Bin Laden nelle sue terre permettendo la proliferazione delle sue attività criminali.

Bin Laden era una potenza sovrastatale. Il capo di un fronte internazionale fondamelista islamico: Al Qai’da. Aveva appoggi e commistioni con governi e forti poteri. Il Pakistan l’ha coperto, come già fatto durante l’invasione Russa dell’Afghanistan a cavallo degli anni 70/80.

Le masse in piazza a sostegno di Bin Laden come il forte pericolo di rappresaglie dimostrano che Bin Laden non era un semplice capo-popolo di una tribù di pastori, ma un Leader politico spregiudicato, a capo di un popolo trasversale e unito per la sconfitta dell’Occidente Cristiano e per il trionfo mondiale dell’Islam.

Gioire per una morte forse no, la modernità e il carico semantico che Obama si è portato sulle sue spalle dal giorno della sua elezione(ricordo il titolo della Repubblica di quel giorno “Il mondo è cambiato”), la speranza e la bellezza di una immagine così pacifica e vicina ad ognuno di noi è stata , a mio avviso, spezzata dalla ruralità e brutalità con la quale il grande nemico è stato eliminato in uno scenario di sangue e tortura, nel palcoscenico di Paesi in cui la sharia la fa da padrone e vige ancora la legge del taglione.

Tutto questo, appurata la portata del risultato conseguito, comporta un regresso più che un passo avanti.

Tutto questo toglie fiato e speranza al Mondo. E’ proprio questo ciò che è necessario fare per liberarci dal male? E il nostro mondo è proprio finito a combattere una battaglia su questi livelli infimi?

E come può l’anima del Mondo, che non è quella degli Usa, gioire con tanta leggerezza della brutalità e dell’inequivocabile macabro destino di un uomo?

E che giustificazione spiega questa schizofrenia brutale quando la storia recente ha visto dittatori farsi processare da Tribunali Internazionali? E che differenza c’è tra Bush e Obama, il primo che impiccava Saddam e il secondo che dava assenso a trucidare Bin Laden?

Abbiamo tutti inflitto una sconfitta ad una grande parte del male, sia chiaro, certo Al Qa’ida non è morta ma il colpo inflitto è di paralisi permanente agli arti principali.

Abbiamo però anche perso l’innocenza e l’ultima grande speranza di un uomo che, pochi anni fa, ci aveva tutti fatto sognare ben altre cose che un tappeto intriso di sangue o l’accostamento tra la parola giustizia e la parola morte.

IPostmoderni

Fucile, high school, berretto da baseball, cctv, mensa americana. Orde di marionette si affollano accanto ai succosi banchi della mensa scolastica. La scuola è un complesso grandissimo, servizi di primissimo livello, corridoi profondi puliti e moderni, cassette personalizzate per ogni studente e biblioteca e piscina e campo d’atletica e pista da bowling.

Entri nella biblioteca ed è un labirinto bello da vedere di scaffali stracolmi di libri, suonano lontane sirene di sguardi complici, ammiccamenti e giochi tra compagni. Compagni di scuole ultravanzate, coltivano la meglio gioventù del miglior paese al mondo, gli Stati Uniti.

Entri nella mensa, un capolavoro di aggregazione, centinaia di tavoli in un habitat vivissimo durante le ore delle lezioni. La mensa prevede scelta tra pizza, pasta, burgers, cibi dietetici, verdura, cose fighissime, circa 5 $ per mangiare.

Ogni studente posa nel suo armadietto la divisa per l’ora di atletica e i libri per la lezione di domani.

2o Aprile 1999.

Due studenti arrivano a scuola, sono le 11. Uno zaino, al posto dei libri armi, semiautomatiche, molotov, tubi bomba, pistole, un ordigno da 9 kg di esplosivo. Tutto materiale fatto in caso, arsenale da guerra per distruggere la macchia, l’onta, l’inopportunità, l’alienazione.Una lista di studenti da ammazzare con violenza, offrendo scherno alla vita, terrore con il quale impossessare le anime degli studenti in vita o meno a seconda di sottigliezze e sbalzi di uomori del momento, necessità di caricare una munizione salvo, credi in Dio morto, sbang, la faccia cancellata in un attimo.

La sparatoria ha inizio. Harris aveva un blog in cui annunciava il tutto. Lo avevano già sorpreso negli anni precedenti con materiale pericoloso. Poco male, il giorno, il grande giorno è già giunto.

Le bombe non detonano nella mensa, la strage non può prendere corpo nelle dimensioni e piani già escogitati prima di agire.Fuck!

Entrano i due, Harris e Klebold, armati fin sotto i denti.

Sparano all’impazzata. Io mi ero nascosto sotto un fottuto banco della biblioteca. I due volteggiano le armi nell’aria e urlano a squarciagola cose di deliri. Dev’essere quella la sensazione che si prova quando si supera il limite, il terreno e si diventa giudice di qualcosa di inverosimile.

Entrano in una stanza, un piccolo e ossuto ragazzo di 16 anni, Dave, sta tremando, nascosto dietro la cattedra, implora i ragazzi di smetterla, di lasciarlo in vita, scongiura, si dimena, prega, ama, supplica. Harris ci va giù di brutto con le prese in giro ” Piccolo bastardo, non ho pietà per te, devo ucciderti” e SBRANG pistolata in pieno volto, tumefatto e vuoto cade, stecchito.

“Tu, stronza, vaffanculo, non andrai in giro a raccontare quel che hai appena visto” Scappa, indomita, corre e singhiozza. SBRANG, pistolata nella colonna vertebrale, SBRANG, finita con un colpo all’addome.

Entrano in bagno. ” Vi facciamo fuori tutti AHAHAHAH Vi ammazzeremo, non vi nascondete è inutile” Bomba, non esplode.

Mensa. Tavoli, al di sotto corpi a volontà, solo corpi. Primo tavolo a destra, qualcosa si muove, SBRANG SBRANG. Morto un pallido volto.

Morte altre 4 persone: uno era il giocatore di baseball di punta della squadra, uno un suo amico, una ragazza che tremava di paura, uno un bullo che in passato aveva deriso un loro amico.

Continua. Muoio.

Biblioteca. Si sono sentite sparatorie dappertutto nella scuola e ci siamo tutti nascosti qui. Uscire è troppo pericoloso, la scelta più giusta è stare qui. Possono trovarci da un momento all’altro. Il momento arriva.

Sorridono, pieni di potere. Caricano munizioni sul tavolo. “NOW EVERYBODY WITH A WITHE CAP, STAND UP”. Silenzio. Irrispettoso per due killer che hanno intenzione di sterminare una scuola intera. Bufera. Spari a caso SBRANG SBENG SBAMM, il mio amico viene colpito ad una spalla, accanto a me sanguina vistosamente, la mia maglia tristemente riadattata ad un set di un film dell’orrore.

Un nero è il successivo morto ammazzato. Senza particolare motivo. Ci interrogano, ci chiedono cosa ci aspettiamo dalla vita, parlano con disprezzo, schifo, ben convinti di essere nel giusto, nella verità, nella rieducazione, la paura. L’hanno sognato per anni, per anni hanno studiato la strage. Anni di alienazione, psicofarmaci indicati dal sistema per rimetterli sulla retta via molto prima della strage.

Drogare gente per renderla innocua.

Anni di incazzamento scritto nei volti di questi due killer. Ci fanno morire, ci faranno saltare per aria. Un altro nero “Vieni fuori!”. Lo strattonano, lo scalciano lo ammazzano.

La polizia fuori urla di cessare con le violenze. Minacciano ai ragazzi di togliergli la vita. Non sanno che in quel momento sono Dio. Hanno il mano il potere di uccidere o di ri-donare la vita. Se ne strafottono. Per mezz’ora di Dio barattano volentieri la loro esistenza. E fanculo il sistema, la Polizia.

Lo capisco. So che la polizia non interverrà. Non farà in tempo. Al di fuori di quelle mura la vita ha ancora quel carattere sacro intatto che non ti spinge a rischiarla per un servizio pubblico. Uscire dal ruolo dell’agente di polizia e divenire santo protettore di decine di vite, seppur rientrinel ruolo del poliziotto, non è cosa fattibile per tutti. Eroi e non. La morte mette alla prova all’estremo te stesso.

SBRANG, fanno fuori Patricia. Cazzo. La mia compagna di classe di Matematica. Aveva provato a scappare dal retro della biblioteca, porta di servizio, freddata alla testa, colpo secco. Stupida, stupida Patricia.

Scappano per tutta la biblioteca i due. Si guardano in faccia. Sorridono. Attorno a loro sangue, corpi inermi e fiati rotti.

Escono dalla biblioteca. Nel corridoio due studenti scappano, SBRANG, mancati.

Harry è stanco, Klebold ha finito le munizioni. “La nostra giustizia è compiuta. Oggi la prenderanno nel culo tutti, bastardi”.

Si mettono l’uno di fronte l’altro. Fucili spianati l’uno contro la tempia dell’altro.

3,2,1 SBRANG.

Columbine è condannata al terrore eterno.

Ipostmoderni

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