Sono passati gli anni e con loro momenti meravigliosi e altri bui. Si sono alternati tra di loro, nella più classica altalena della vita.

C’è un momento ogni giorno della mia vita, soprattutto quella di questi ultimi giorni e mesi, in cui penso a quel che vorrei fare, a quel per cui credo di essere stato settato e messo a questo mondo. E’ un momento così frustrante che ho deciso voglio mettere uno specchio di fronte alla postazione della mia scrivania per “rientrare in me” ogni qual volta prendo il là con il pensiero.

La frustrazione deriva dal sentire dentro di sé stesso le potenzialità per realizzare grandi cose nel futuro e la mancanza di forza per intraprendere un percorso per realizzarle. La mia battaglia consiste in diventare costante e raggiungere quelle vette a cui credo di dover ambire come dovere.

Dunque, l’odio verso me stesso deriva dal sapere esattamente cosa dovrei fare per essere felice ma non aver la forza, la determinazione per farlo. Com’è possibile? Ci sono delle forze dentro di me che vanno a correnti alternate. Ci sono forze devastanti che hanno bisogno di alcuni lasciapassare per esplodere. La fase d’avvio è quella più dolorosa e pericolosa.

Quando tutto si mette in moto le forze devastanti, ambiziose che sento di possedere prendono il sopravvento e mi mettono finalmente in posizione di essere all’altezza delle mie aspettative.

Ma c’è un discorso in più da affrontare. Non sono bravo a strutturare i miei tempi. E al tempo stesso sono anche uno che ritiene il tempo e l'”ora” di fondamentale importanza. Ho una paura matta di non fare quanto vorrei fare, di non vedere quanto vorrei vedere, di non sperimentare quanto vorrei sperimentare.

Amo il mio modo di essere ma l’odio al tempo stesso. Odio la mia incostanza. Amo la mia curiosità, odio la mia mancanza di interesse continuo, fino a diventare in gamba in specifici ambiti d’interessi. Ho paura di essere un contenitore scintillante di interessi che si rivelano vuoti quando si fa il passo in più scoperchiadolo.

Dopo tanti anni di intensa riflessione sono arrivato a capirmi, a sentirmi ma non ad agire automaticamente per soddisfarmi. Questa è la frustrazione più grande.

Nel mio ultimo anno e mezzo sono stato in Thailandia. Ho passato quasi una settimana in un monastero buddhista bellissimo a fare meditazione vipassana. La lezione più meravigliosa che ho imparato è quella dello sdoganamento del mindfulness. Mindfulness vuol dire consapevolezza, coscienza di quel che si sente. Coscienza di essere parte di un corpo pensante. Sentire il contatto del piede con il suolo, sentire la propria mente, svuotarla e guardarla dal di fuori. Imparare ad essere consapevoli della propria presenza aiuterebbe moltissimo a risolvere il problema della discrepanza tra desiderio e azione.

Scrivere in questo senso aiuta.

Desidero il controllo e riempire il solco tra aspettative e azioni reali. Ci sono azioni da intraprendere gradualmente per riuscirvi. Mi specchierò ogni giorno, mi vedrò soccombere sotto i miei stessi obiettivi o sorridere se imboccherò la strada giusta. Il giorno più bello sarà quando quello specchio resterà inviolato, un oggetto di decoro che non ha più il compito di riflettere l’anima di persone che odiano parti di se stesse cercando un risveglio.

 

 

Annunci