Mattinate calde a Bangkok.

Rintanato in un appartamento moderno, finestroni dividono l’aria condizionata dalla cappa insistente di afa tropicale.

Mattinate simili a Bangkok, la vita si è fermata.

Molto tempo per pensare a nuovi passi futuri, molto tempo a scorticarsi l’anima di numerosi questioni.

Lo sviluppo sconsiderato e volgare fa a pugni con una società semplice: i grattacieli si stagliano accanto ad appartamenti fatiscenti, dalle facciate nere di vergogna. I centri commerciali inaugurano un mondo che non c’è, dove la funzione e l’illusione di esserci è più importante della bellezza dell’essere.

Gli autobus colorati e antichi sfrecciano sotto sopraelevate mostruose, pronte ad inghiottire il cielo: ospitano treni moderni, che sfrecciano tra stazioni ultramoderne. Il cibo complesso e addobbato di bandierine, ghirigori e paillettes contro il cibo di taniche gigantesche contenenti sapori forti di zuppe, o banconi di pollo fritto, o banane e ananas e cocomeri.

Questa mattina suonano i Tame Impala ed io mi ritrovo qui, a programmare il mio futuro, preso dalle distrazioni dei nostri tempi, preso dalla distrazione innata del mio animo.

Questa mattina suonano i Tame Impala e riordinano le mie idee.

La creatività, quella, mi salverà, quella, mi lancerà in orbite lontane, dove luci soffuse e altre potenti mi avvolgeranno e annienteranno. Galassie che si espandono e comete e asteroidi ed io sarò libero di volteggiare, nella creativtà, io creerò qualcosa di bello, qualcosa di mio e troverò lo spazio senza accesso esterno della mia vita.

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