Dopo un anno quasi di Stati Uniti è ora di mettere un punto esclamativo al percorso infinito e stupendo intrapreso e fare un resoconto.

 

In questo ultimo anno lontano dall’Italia ho vissuto davvero tantissimo, visto e provato sulla mia pelle l’ebrezza di vivere il mondo con la curiosità, forza e entusiasmo che solo un paese immerso in un contesto totalmente diverso può darti.

 

Compararmi con la persona impaurita e infelice di esattamente un anno fa mi rende orgoglioso e finalmente soddisfatto del percorso intrapreso.

 

Alla soglia dei miei 27 anni ho capito che il mondo è il posto che fa per me. Parlare una nuova lingua, essere sommerso dal nuovo e dal diverso, conoscere angolature di mondo che mai avevo toccato con mano, avere a che fare con un diverso e certamente più gratificante grado di civiltà, vivere in un sistema economico dinamico e flessibile, in cui i desideri sono ancora raggiungibili: tutto ciò ha azionato un meccanismo di crescita/gratificazione splendida sulla mia persona. Una crescita sul piano umano, sentimentale, caratteriale, culturale, una crescita completa.

 

Alla base della teoria dell’evoluzione non è il principio dell’essere migliore, maggiormente dotato a spuntarla quanto il concetto dell’adattamento. Sopravvive ad un nuovo sistema chi sa adattarsi.

 

Ho imparato a conoscermi e ad apprezzare le mie doti di adattamento. La mia pazienza nell’aspettare che le situazioni inizialmente aggrovigliate stendano i propri intricati cavi per far sì che il flusso d’energia e vita riprenda gradevole e regolare.

 

Così all’inizio ho dovuto combattere con una serie di limiti personali e difficoltà d’ambientamento tipiche legate a lingua, cultura, adattamento alla novità.

 

Ciò che mi ha spinto avanti è stata una piacevole e inaspettata matura calma interiore che mi ha spinto ad attendere, ottimista, il delinearsi delle situazioni. Passato quel primo periodo, Chicago è stata un’esperienza tutta in discesa, o meglio, in crescendo.

 

Ho imparato ad amare il mio lavoro e a dare tutto me stesso senza risparmiarmi. Ho imparato ad aprirmi verso ogni cultura. Ho imparato a pensare e parlare una lingua diversa dalla mia. Ho imparato a prendere tutto il positivo delle persone, tralasciando e non curandomi troppo delle vibrazioni negative.

 

Ho imparato a conoscere la cultura, a farla un po’ mia di volta in volta. A plasmare me stesso sulla forma della lingua e cultura americana. Bisogna essere in grado di capire e fare un passo in avanti verso il paese e la gente che ti ospita. Essere arroccati in un testardo orgoglio e rifiuto di ogni nuova convenzione è sinonimo a mio parere di mancanza di rispetto verso il paese che ti accoglie.

 

Vivere in un paese nuovo, specialmente in una metropoli come Chicago, è splendido. La gentilezza della gente del Mid West è commovente, il loro sorriderti e i loro sguardi d’intesa, naturali e frequenti, sono sorgenti rigogliose per l’anima.

 

Il contesto è quello felice e senza apparenti tensioni che riesce a farti apprezzare una giornata di sole in sella di una bicicletta ancora di più. Respirare il clima amico, anche se di facciata, ti ripulisce il cuore e ti spinge a sorridere di più, pedalare di più, parlare di più, scherzare di più, vivere di più.

 

Ho capito che la vita è come un’altalena, va su e giù in modo periodico. Il segreto sta nel non buttarsi troppo giù quando le cose sembrano scolorarsi un po’ troppo, né fluttuare troppo lontano quando le cose assumono la giusta piega. Talvolta però, spiccare il volo sull’ali dell’entusiasmo è doveroso e sinonimo di grandezza d’anima, voglia di vivere.

 

Ho capito che non voglio più fare ciò che non desidero fare. Che ho in mano le chiavi del mondo e che sta solo a me fare in modo che la mia vita vada verso la strada giusta.

 

Che non ha senso prendersela con l’insensibilità altrui o la mancanza di riconoscenza perché tutto ciò che facciamo dovrebbe essere dettato da un sincero e genuino volere senza aspettativa del ritorno, di una compensazione.

 

Ho scoperto che ogni esperienza, seppur non fruttuosa in termini d’immediatezza, dona comunque qualcosa all’anima e alla persona e che un giorno, tutto tornerà utile.

 

Ho scoperto che sono una persona curiosa e dotata di una personalità che piace e che non bisogna aver paura di mostrarsi per quel che si è. In Italia, a Roma, mi sentivo un po’ castrato e come immobilizzato in una cappa di diffusa mediocrità/mancanza di elasticità mentale frutto di una mentalità a mio parere molto spesso ancora paesana, talvolta tribale.

 

Qui in America ho scoperto una società che invece incoraggia l’iniziativa, incoraggia ed esalta la personalità, una società molto più votata ad apprezzare le doti delle persone. Una società che punta molto spesso, anche per una sorta di insano timore verso la schiettezza, a vedere gli aspetti positivi ed elogiarli.

 

Non c’è una corsa a buttare giù l’estro, quanto una perenne gara ad esaltarlo.

 

Ho imparato che non mi manca nulla e che posso convivere senza problemi in un contesto totalmente diverso dal mio. Che so stare lontano da amici e famiglia e che so ricrearmi un gruppo di amicizie e persone a me intime con relativa felicità. Che amo stare in larghi gruppi di persone che hanno storie da condividere, aneddoti, lingue, caratteri.

 

Ho imparato a sognare di nuovo e capirmi, parlarmi. Ho imparato che ciò che importa davvero nella vita è vivere nel giusto contesto, quello che ti fa sentire te stesso. Ho capito che non esiste uno Stefano integro in un solo paese al mondo ma che la mia persona ha bisogno di cogliere dai vari angoli di esso l’ispirazione e la luce che guida la mia persona.

 

Un contesto nuovo per una persona che come me sa assumere diverse sfaccettature.

 

In fondo però ho capito ciò che da sempre sapevo. Che il mondo mi riserva soddisfazioni splendide per il futuro e che il mondo è la nazione del futuro, senza confini né barriere.

 

E che la vita è semplicemente bellissima.

 

Di una bellezza infinita.

 

 

Ipostmoderni-Stefano

 

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