Ci faccio l’amore con me. Mi miro e mi riammiro.

Mi specchio, mi guardo, mi amo, mi affanno. Mi scatto foto che provocano, non si cosa, ma provocano, o vorrei provocassero, o vorrei provocassero attenzione, o vorrei provocassero una qualsiasi attenzione, un sentimento, neppure un sentimento, un qualcosa di positivo.

Mi faccio foto e mi scrivo dediche, mi dedico dediche, mi dedico a dedicarmi dediche.

Mi affanno a stare al passo, a rinfrescare un’immagine che deve rompere il muro della sufficienza, esprimo vanesio tutte le cose più nobili, metto da parte ciò ci cui mi vergogno.

Mi piscio sotto a stare nella società, rimando scelte, non faccio scelte, aspetto che le scelte scelgano per me. Ma questo non lo mostro, non mostro, bluffo un po’, sono serio, bluffo un po’, voglio dire chi è che non bluffa almeno un po’, conosci una sola persona davvero sincera fino in fondo, e per sincera cosa intendi, voglio dire cosa ne sai tu della sincerità altrui, che mezzi hai?

Non affronto le mie responsabilità da anni, anzi mi sono convinto che non ho responsabilità o meglio che altri possono reggerle sul groppo almeno per un bel po’ di anni.

Mi corico e mi scatto un click, mi espando nell’anima e condivido parole, qualcosa di felice accade e condivido per bene.

Ho tanti amici, tutti sono molto interessanti e facciamo un sacco di cose interessanti. Sono una bomba, una rara bomba, pronta ad esplodere e immergere tutti voi in un’apoteosi leggera verso me stesso.

Ho costruito il mio feudo di amici, che mi approvano. Ho tanti amici che mi approvano, in modo deciso e anche un po’ patetico.

Ho inscenato una leggera dittatura su di loro che funziona. I miei contenuti sono tra i più in voga, le parole tra le più condivise. Ho un sacco di cose da dire alla comunità globale.

Ho un sacco di parole per Nelson Mandela, veramente troppe, mai troppe per quanto grande sia nel mio cuore la perdita di questo personaggio. Ho tante cose da dire, tante cose da dire sulla morte inspiegabile di un attore di Holliwood che faceva fast and furious, uno che nella vita ha saputo andare al massimo ma che, al momento più bello, non ha potuto saputo fermarsi.

Mangio piatti prelibati, e, e, e, aspetta, e.. schifo il prossimo, o meglio delegittimo il prossimo, un generico prossimo. Io solo posso fare delle foto in cui appaio fighissimo e pieno di esistenza intorno a me. Il prossimo pubblica stronzate, per lo più cose che non interessano a nessuno.

Il prossimo è piccolo e stupido e senza cervello, addirittura non dovrebbe far nemmeno parte della mia cerchia di esclusi, dovrebbe essere bannato, delegittimato, allontanato.

Dico che mi piace con spirito di sufficienza e carità. Non mi interessa nulla di quello scrivi, fai o pensi, l’importante è che non sia più figo di ciò che faccio io.

Sono bello, lucente e splendente e cavalco la vita con la destrezza con cui Napoleone cavalcava  il suo cavallo, cavalco e vinco la mia sfida personale, vinco io, ancora, vinco sempre io.

Attorno a me ci sono immagine e parole vuote. Quel che conta sono io, ora.

Sono una persona popolare, ci sono code per chiedermi di essere amici con me.

Ho arredato la mia vita reale in una camera virtuale dai contorni blu, nuvolette intimidatorie, pollici su, tasti di diversi tipi.

Ho costruito un me di laboratorio e con lui mi lancio a conquistare il mondo e voi anime fragili che aspettate il vostro salvatore. Sono il nuovo mostro della società contemporanea, mi hanno sdoganato e reso ufficiale, reale, facile e immediato.

Siamo un’ammucchiata, veramente un’ammucchiata di gente…eppure ognuno di noi pensa di essere il solo, il solo al centro dei riflettori intorno a riflettere la propria immagine sul tavolo dei giudici.

Una cosa si capisce navigando su Facebook: la vita ci fa davvero tanta paura.

 

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