Cambiare, cambiare.

Perché nulla in fondo è statico, tutto si evolve , di questi tempi tutto non è mai uguale, viaggia a velocità mai viste e i ricordi sfumano come istantanee vintage sempre più sfocate.

L’inutilità di tanti eventi inutili. Qualcosa da cui doversi difendere.

L’incapacità di godersi ancora quei momenti speciali con se stessi. Un treno, un autobus, un pomeriggio inaspettatamente tranquillo dentro casa. Saper fermarsi un attiamo, mettere su un disco che sappia scaldare le corde del tuo cuore e fare due conti.

Cos’è che sto facendo? Come lo sto facendo? Dove sto andando? Dove vorrei andare? Cosa mi manca? Sto bene con me stesso? Che pretendo da me stesso?

E poi.

Che meraviglioso paesaggio, e che colori. E quella coppia lì che si bacia con tenerezza, guardandosi negli occhi. E questi posti così nuovi, con quelle case, dio, quelle case, così belle, calde e tutte uguali.

E quei paesaggi urbani che nascondono la storia del mondo, a cosa è approdata.

E poi.

Chi c’è, chi non c’è più, chi ci sarà. E se son lacrime o dolci sorrisi, anche un po’ stanchi, consapevoli di come la vita comporta perdite e splendidi incontri.

E poi.

Soffrire un po’ con se stessi, perché c’è sempre qualcosa di cui soffrire un po’. C’è sempre qualcosa di cui sfoderare il sorriso più beato che il nostro cuore possa propiziare.

Insomma, viversi anche un po’.

Sovente mi viene da pensare che l’attore della mia vita non sia tanto io quanto una controfigura. Immergermi nella vita mi porta a vivere conscio delle mie azioni ma incosciente di star vivendo. Passano le giornate e tutto sembra andato, per questa giornata tutto sembra già accaduto.

Ma poi sei lì che ti viene da pensare e ti ritrovi in qualche bellissima riflessione. “Ciao” ti dici. “Dove sei stato finora?” “ Sai, ero così preso a vivere la mia giornata”.

Analizzi dopo, comprendi dopo il significato delle cose. Non puoi tralasciare che le cose accadano senza dargli importanza, senza dedicargli un po’ del tuo tempo per elaborarle.

Ci sono cose speciali che ci accadono ogni giorno. Noi non ce ne accorgiamo spesso. Spesso siamo presi dal vortice della condivisione  per necessità.

Quando sono insieme ad altre persone mi sento sempre più stupido.

Mi sento come se dicessi tante cose senza volerle davvero dire, solo per mantenere in vita una discussione di prassi. Scherzare delle volte può essere pericoloso e poco compreso. Può essere frainteso.

Il linguaggio delle volte subisce appiattamento, conformazione.

E’ quel che accade spesso e volentieri con persone con cui si è costretti ad interagire, per esempio a lavoro.

Ritrovarsi del tutto è un’operazione che possiamo e dovremmo sempre portare avanti con noi stessi. Studiare le cose che accadono accanto a noi.

Ogni sorriso e ogni parola poco chiara. La vita sa essere un enigma senza fine, ogni segnale può voler celare il mondo. Quanti mondi ci sono lì fuori, da aprire col nostro passpartout della ragione.

Potremmo fare finta che nulla mai succeda e tirare avanti a pensare a cose materiali, che devono essere portate a compimento.

Potremmo continuare ad ignorare la vita.

Penso che dovremmo poter mettere da parte tante sciocchezze, momenti rubati da lucenti display e fasulle interazioni. Credo dovremmo difenderci e ritrovarci con noi stessi.

Ogni giorno un po’.

IPostmoderni.

 

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