Queste non sono elezioni, assomigliano piuttosto a maratone insostenibili con vento contrario, ad uno stand di un Oktoberfest in cui i toni si alzano in continuazione e si perdono in un unico vociare indistinto, colorato di mille idee e intenzioni, di ogni consistenza e legittimità.

Questo è il primo dato importante davvero: nel nostro paese, o per lo meno dalla mia realtà così sembra, la politica va molto oltre il suo nobile ruolo storico di patto naturale tra uomo e stato per evitare che gli istinti anarchici e ribelli facciano volgere la società verso un’ingestibile modello di non-stato delle emozioni.

Scegliere un governo da noi è mettere in moto un’imponente macchina di dietrologie, qualunquismo, idee di ogni colore, complotti, rassegnazione, rabbia, istinti omicidi. Eleggere in Italia è un’occasione di imporre se stessi a tutti i costi, rivendicando in ogni sede e discorso la validità di certe idee. Questo stufa e rende il sistema soffocante, delirante.

Quella che dovrebbe essere una scelta ideale e personale, soprattutto, diventa un rumorosissimo festival degli istinti, delle emozioni, dalle più becere alle più alte dove il significato politico, storico della politica viene risucchiato tristemente in un vortice, in una centrifuga di immane potenza.

Detto ciò il risultato elettorale, a mio avviso, ha premiato la sfiducia in questo sistema di valori.

Ha dimostrato per l’ennesima volta l’immensa capacità del leader Silvio Berlusconi di far leva su alcune fette della popolazione con abilissima strategia politica. Prima si è finto politicamente morto, poi ha inscenato un balletto confuso su chi dovesse succedergli, intanto ha tenuto alle corde un governo che lui stesso ha favorito con l’intento di scrollarsi di dosso le evidenti responsabilità della sua gestione politica, poi è resuscitato attaccando l’austerità doverosa da lui provocata facendo leva sull’inevitabile impopolarità di un governo tecnico che aveva l’inglorioso compito di mettere toppe.

Il governo tecnico ha fatto emergere la figura di Monti, un uomo poco compreso e poco consono all’umore storico odierno. Il suo governo ha cercato di svolgere il lavoro che gli è stato chiesto: riformare. Gli è stata data la possibilità di riformare lo stretto necessario per salvare l’Italia, almeno provvisoriamente, da un disastroso default. Dopo questa breve esperienza, a mio avviso positiva, si è potuto tornare ai vecchi equilibri e si è tornato a votare. Monti ha ottenuto un risultato che definirei molto positivo, considerata l’avversione a concetti come banche, austerità, troika, tagli al welfare, crisi. Penso che tra l’altro non gli sia stato d’aiuto l’appoggio di Casini e Fini, simboli del vecchio sistema che lui ritiene di voler cambiare. D’altra parte però quelle erano le uniche forze politiche che hanno appoggiato il suo governo in ogni sua scelta e suppongo abbia una coerenza aver accettato di schierarsi insieme a loro.

Per il Movimento5Stelle il successo mi sembrava fosse annunciato. Argomenti inattaccabili i loro che hanno fatto passare in secondo piano ogni piccolo dubbio nato da disguidi di trasparenza. L’onda del Movimento era ampiamente attesa da anni e manifesta, come tutti hanno riconosciuto, l’insofferenza verso lo stato delle cose.

Infine c’è il PD. Il grande errore a mio avviso è stato quello di riabilitare Berlusconi. Leader morto e senza carte da giocare, la sua presenza avrebbe dovuta passare in secondo piano. Berlusconi è tuttora l’interlocutore meno legittimato a esprimere indirizzi politici. Certa stampa di sinistra, certe trasmissioni di sinistra, i vertici della sinistra, con l’intenzione di affossarlo completamente hanno finito per riabilitarlo semplicemente dandogli credito come interlocutore, rispondendo alle sue provocazioni. Le persone lo credevano finito ma leggendo gli attacchi di Bersani, Repubblica e di trasmissioni come Servizio Pubblico si sono ricredute e hanno visto l’ennesima riabilitazione. Il PD inoltre sembra non abbia capacità di comunicare. Bersani appare come un leader spuntato, con poca verve e inesistente appeal. Il Partito Democratico funge da depresso miscuglio di vecchia politica, poche idee, comunicazione inesistente e leader incolore. Il risultato del PD ai miei occhi appare fin troppo decoroso.

Chi ha vinto? A mio parere le sfiducia e Berlusconi. Ha veicolato come solo lui sa fare tutto il dibattito nonché la strategia politica. Ha costretto per l’ennesima volta il PD ad inseguire, sempre e comunque e con affanno. E’ comparso e ricomparso come e quando voleva. E’ morto e risorto. Ha capito per l’ennesima volta gli umori e li ha saputi interpretare. Ha così imposto nuovamente la sua figura, imprescindibile ancora una volta per qualsiasi decisione riguardante la governabilità.

Scenari e soluzioni? Forse è troppo tardi per il Pd per dare segnali forti. Ma fossi nei panni dei loro vertici mi affretterei ad innovare, punterei sulle dimissioni di Bersani, farei emergere un candidato giovane e comunicativo come Renzi (anche se personalmente non mi entusiasma). Farei un programma a breve termine su cui trovare la convergenza di Movimento5Stelle e Monti e poi riandrei alle elezioni forti di una dimostrazione di leadership, di prendere decisioni forti, di avere idee da vendere.

Come ogni analisi politica la mia via d’uscita è altamente improbabile e forse impraticabile, penso solo però che non serva perdersi nel marasma di questo insostenibile vociare. E’ tempo di prendersi responsabilità importanti e cambiare, una volta per tutte.

 

IPostmoderni

Annunci