Come non smetto mai di sottolineare, sono una persona estremamente incostante e soprattutto mai soddisfatta, o quasi, dei miei risultati. In poche parole tendo sempre ad un senso di perfezione utopistico che mi spinge ad intraprendere progetti col massimo dell’entusiasmo senza poi riuscire a mantenere lo stesso rigore.

Il risultato di questo è che inizio tantissimi progetti e ne concludo davvero pochi. Inoltre ho proprio tantissimo bisogno di lavorare in gruppo per capire i limiti miei e della mia idea.

Questo è un post che ho scritto il 17 gennaio e che poi ho abbandonato come altre decine di pensieri, post. Nei primi giorni di campagna elettorale avevo questi sentori che oggi, a distanza di un mese appaiono anche abbastanza curiosi. E’ un post incompleto ma penso valga la pena pubblicarlo perché riporta un’impressione riguardo un evento alle porte ormai. Propongo dunque questo post per continuare un filone di discussione che molti di voi, come me, amano. Un buon voto a tutti, che possa essere un passo nuovo, rivoluzionario verso qualcosa di nuovo, un’identità diversa.

Elezioni.

Il nuovo anno nasce con queste elezioni.

A questo punto la situazione mi appare abbastanza chiara. Fino a qualche mese fa la situazione economica del nostro paese era molto più pericolosa. Una forte questione di credibilità ormai andata a farsi fottere insieme ai volti arcinoti che infestano la nostra politica come una vecchia dimora abitata da spiriti ultracentenari che non ne vogliono di sapere di trascendere ad un’altra dimensione.

La situazione era così pericolosa che addirittura un irresponsabile come Silvio Berlusconi ha pensato bene di lasciare il timone, facendo gridare la stampa con ingiustificabile, prematuro entusiasmo al suo ritiro dalla scena politica italiana.

Berlusconi ha così manovrato affinché qualcuno di molto più capace di lui si sobbarcasse della voragine italiana, facendo il lavoro sporco. Un lavoro tanto sporco quanto le sue responsabilità politiche. Il fatto che si sia dimesso già al tempo era stato un grave sentore di quanto fosse grave la situazione italiana. I dati che il governo tecnico ha fornito e le riforme da questo messe a frutto ne hanno confermato la gravità. Monti, all’indomani della riforma delle pensioni, spiegava che l’Italia era ad un passo dall’emulare il ben poco glorioso cammino della moderna Grecia la quale se non è ancora fallita formalmente, è fallita come concetto di stato. In Grecia infatti i cittadini sono stati spogliati di tutto ciò che avevano, hanno dovuto subire ogni sorta di saccheggio da parte del loro stato che invece che garantire la pax sociale ha portato alla rovina, alla rivolta, alle armi, alla disobbedienza, allo sconforto, sfiducia nell’avvenire.

Monti ha dovuto dunque porre rimedio con un anno a decenni di malgoverno. Si è sobbarcato della rabbia, della frustrazione. Il suo governo ha pagato la comprensibile suscettibilità del popolo Italiano. Alcuni esponenti hanno anche sbagliato tempi e modi per esternare certi concetti, convinti di poter modernizzare e spazzare via certo modo di governare nell’arco di qualche mese.

Ad ogni modo, una volta terminato il suo compito, il suo contratto a progetto, Berlusconi ha privato Monti della fiducia. “Può bastare” deve aver pensato.

Può bastare per iniziare una nuova campagna elettorale. La rabbia degli italiani è stata abilmente veicolata da lui a Monti. Berlusconi può ricandidarsi con qualche faccia nuova, proclama nuovo, scaricando tutte le responsabilità delle ristrettezze attuali a questo governo. È ciò che sta facendo ora.

Dubito che riuscirà ad avere il seguito e il sostegno elettorale sufficiente per vincere nuove elezioni. Sarebbe davvero il colmo. Tuttavia, da bravo combattente continua a dare tutto se stesso fino all’ultimo per provare a strappare ancora una volta il potere dalle mani degli altri.

Ora, il punto è, come già detto, che a febbraio si vota.

E, vuoi per una cosa, vuoi per un’altra, ogni opzione mostra i suoi dubbi.

Tralasciando infatti la candidatura con tanto di ticket con la Lega Nord del plurinominato Berlusconi, con il suo Popolo delle Libertà, opzione che personalmente ritengo grottesca, comica, un esperimento estremo sull’indole malleabile dell’uomo, le altre candidature principali mostrano ognuna qualcosa che mi piace mista a qualcosa che non mi piace.

Prima di tutto ancora ho bisogno di capire qual è il progetto del senatore a vita Monti. Ho capito, ha presentato una sua lista civica, ho capito ha elaborato un suo programma, ho capito verrà appoggiato dai partiti di Fini e Casini.

Ma qualora il suo schieramento dovesse ottenere un successo, chi governerebbe? Voglio dire, ad esempio dovrei sorbirmi Casini ministro? Un politico che per me non ha un briciolo di etica, di credibilità, di serietà. Uno che si è alleato con tutti e contro di tutti a seconda della convenienza.

Ecco, un Governo Monti bis, il quale mi piacerebbe molto in quanto grande estimatore della serietà, competenza e dedizione mostrata, suscita in me diverse perplessità sul versante politico dell’alleanza. In poche parole vedo di buon occhio la lista civica di Monti, meno chi l’appoggerebbe in Parlamento. Dunque vorrei capire di più su questo nuovo soggetto politico.

Per quanto riguarda il Partito Democratico invece il problema è storico, è nella sua indole, nel suo principio, nella sua consistenza. Un partito che non ha mai brillato di identità propria, senza alcuna personalità di spicco, senza innovatori veri, con un’immagine vera. Anni fa scommettevo con grande entusiasmo su Vendola. Ad oggi Vendola non mi pare abbia raggiunto la statura di un grande leader.

Il Partito Democratico è l’unico partito che riesce comunque ad emanare un odore di vecchie e marcia politica nonostante abbia il diritto di rivendicare un’immagine quanto meno più pulita rispetto agli altri dirimpettai del parlamento. E non solo più pulita ma anche, diciamolo, più seria.

Personalmente, ritengo il Partito Democratico un partito molto più serio di quanto non lo siano certi pseudopartiti. Tra Bersani e Berlusconi ci passa un oceano, forse anche un paio. Già questo dovrebbe far desistere gli immancabili ultrà del “tanto in politica è tutto uguale, rubano tutti”. Quelli che poi, dicendo così, preparano il campo per votare Berlusconi.

Il punto è che il Partito Democratico non convince mai abbastanza. E non è solo il Partito Democratico, è proprio il centro-sinistra che non sa con che armi ripagare le offensive del Popolo delle Libertà. Invece che un agguerrito manipolo di condottieri il centrosinistra schiera dei finti gentiluomini che hanno paura di combattere (Veltroni) o delle personalità magari altamente competenti dotate però di scarso carisma (Prodi). Il Partito Democratico non sa combattere. Il Partito Democratico non sa governare. Non sa accordarsi sul programma, sulla leadership. Il Partito Democratico non osa, non prende posizione. È come se anch’esso sia in perenne attesa di un Messia che non arriva.

Il Partito Democratico non rappresenta ai miei occhi quel partito progressista di cui l’Italia necessita per rinnovarsi profondamente.

Infine c’è il tanto chiacchierato Movimento 5 Stelle. Un movimento tutto particolare, figlio dei nostri tempi. L’errore più grande che a mio avviso si fa è identificare questo soggetto politico con il proprio guru, Beppe Grillo. In fondo i giornali, non sapendo chi e come attaccare nelle file del Movimento, in quanto persone davvero sconosciute  che si ritrovano da un giorno all’altro buttate in politica, non sanno far altro che attaccare Grillo. In realtà nel Movimento c’è gente in carne e ossa. Personalmente mi ritengo un ammiratore di questa realtà. Con i limiti applicativi della democrazia diretta è comunque l’unico ad aver avviato un processo democratico rivoluzionario in cui tutti possono accedere. Mai come in questo caso, momento storico la parola “tutti” in politica aveva assunto un significato tanto veritiero.

ps nota aggiunta a posteriori: pensavo che lo “smacchiare il giaguaro” di Bersani fosse una boutade, sentire invece ribadire dal Segretario del PD con disarmante serietà “smacchiamolo, smacchiamolo” al termine di un recente comizio mi ha dato un senso di indescrivibile tristezza e rassegnazione.

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