Qualche giorno fa, scendendo le scale della metro ho avuto un’illuminazione. Avevo una scelta: scendere prendendo le scale mobili o scendere usando le scale regolari.

Ho osservato che la maggioranza delle persone si accalcava verso i stretti varchi delle scale mobili mentre erano molto pochi coloro che decidevano di scendere le scale a piedi.

Ho pensato che questa normalissima e quotidiana scena rappresentasse in modo molto reale, aderente alla realtà, il percorso che oggi ognuno di noi effettua per arrivare ad un’idea.

Ho scritto un post qualche tempo fa che, tra salti mortali (logici) e molto fervore, cercava di comunicare, in poche parole, come il percorso moderno per arrivare all’idea (un’idea, le idee sulla vita, sugli aspetti di essa, sulle questioni che regolano i nostri comportamenti, la nostra morale) fosse  molto spesso incanalato da quella che può essere definita opinione pubblica.

L’opinione pubblica predominante, come già nell’800 un pensatore come Tocqueville osservava, costituisce oggi una sorta di dispotismo leggero sulle idee. Essa si compone di schemi di pensiero e posizioni universalmente condivise, essa appone dei limiti in determinate materie che il solo ragionare oltre di esse può costare oltre che l’incomprensione, l’emarginazione.

Non penso di svelare un segreto dicendo che una caratteristica negativa della democrazia odierna sia che moltissime persone alla fatica (bellissima fatica) di pensare ed arrivare con un proprio percorso ad un’idea preferiscano aderire ad una che sia già presente nella società (conformismo?).

Ecco, è in questa premessa che ho riconosciuto una metafora lampante in un saliscendi di una metropolitana.

All’improvviso mi è apparso chiaro come coloro che scendevano comodamente trasportati da quel macchinario, autentico simbolo postmoderno, posto lì a gridare “Siamo un popolo così evoluto che ormai non dobbiamo nemmeno più fare la fatica di camminare”, erano coloro che , se fossero state nel mondo delle idee si sarebbero servite di quello stesso macchinario astruso, impersonale per arrivare ad un’idea.

La differenza tra chi scende le scale con le proprie gambe e chi sceglie il trasporto automatico non è percepibile quando entrambi sono arrivati in fondo alle scale.

La differenza è celata dietro un’apparenza difficile da scandagliare. Ma chi quelle scale le ha percorse da solo, in qualche modo, è una persona che ha conquistato con le proprie gambe il fondo delle stesse.

Si può dire la stessa cosa, essere d’accordo sulla stessa cosa, ma un conto è che a quell’idea ci si sia arrivati da soli, con un percorso di comprensione, osservazione, incognite; un conto è arrivarci con una scala mobile che abbia sacrificato, all’altare della comodità, la propensione a pensare, a capire, a valutare il corpo di quell’idea.

In quelle scale mobili ci ho visto questo:  la società moderna in cui si vive custodisce il gran difetto di poter condurre le persone che la compongono dove essa vuole. C’è una quantità di modalità incredibile con i quali le nostre menti possono essere veicolate entro determinati margini di pensiero senza che ci si possa rendere conto.

Ma lo sforzo che ogni individuo fa per arrivare da solo ad una sua idea, investendoci tempo e dedizione, penso sia il più grande segreto della libertà, l’unico modo per godere della stessa pienamente, l’unico modo per esaltarla e prenderne le chiavi in mano.

Mentre tutto questo inferno mi si scatenava in mente avevo appena posato il mio piede sulla scala mobile.

Ho pensato che in ogni dove, oggi, c’è sempre una scala mobile pronta a condurti ai suoi comodi, popolosi lidi. I lidi della facile verità, quella accessibile a tutti, sembra.

IPostmoderni

 

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