Mi sono ritrovato ispirare da una canzone che ormai da anni stazionava nella mia mente e che la stessa senza un apparente motivo ha deciso di riportare alla mia attenzione. Sono andato su You Tube e ho cercato la canzone: Labyrinth di Elisa. Una canzona bellissima, incastonata tra i miei pensieri e ricordi di quando, ancora poco più che bambino, mi accingevo ad entrare nel fatato mondo dell’adolescenza. Mi sono ritrovato a commentare la canzone: “ricordi di inizio adolescenza”.

Sono rimasto silente di fronte al commento, pensando quanto è stato bello, o bello appare ai miei ricordi il periodo evocato dalla canzone. Ho pensato che fosse meravigliosa l’idea di poter ricollegare ogni singola canzone, diapositiva del passato, sensazione, odore, emozione ad un determinato periodo della mia vita.  Questo è un pensiero che mi accompagna sovente. Più che un pensiero, è una vera e propria ansia. L’ansia del ricordo, l’ansia di conservare tutto, perché, e questo lo capisco nel suo profondo significato ora, senza passato non siamo niente, questo è la nostra storia e come la storia aiuta i popoli a capire alcuni eventi futuri, lo stesso possiamo fare noi, osservando chi siamo da sempre e cosa faremo in futuro, come reagiremo di fronte ad una certa situazione.

Ho pensato che fosse bellissima l’idea di catalogare i ricordi associandoli a periodi della nostra vita. Ho pensato che sarebbe meraviglioso poter connettere di nuovo quel profumo a quella sensazione. Sarebbe come riviverla di nuovo, come esser consapevoli di ciò che un tempo ci accadde senza rimuovere il tutto, senza rendere il passato un mero accadimento dimenticato. Tendiamo a ricordare solo ciò che è rilevante, che ci segna, che ci cambia. Ed è un peccato dimenticarsi di tutti quei pomeriggi di meravigliosa leggerezza, quei baci, piccoli e innocenti ma fautori di una felicità celestiale in quei momenti.

Non penso di vivere di ricordi. Penso che questi siano però la nostra vita. Un nostro patrimonio. Ciò che ci ha portati dove siamo ora. Ciò che oggi ci fa piangere e sorridere, ciò che ha colorato il nostro cammino, ciò che siamo oggi e chi abbiamo al nostro fianco.

Penso che dobbiamo dare forza a questi ricordi, vita ai pezzi di noi persi nel grosso pentolone del passato dove tutto si confonde in mille parti multicolori. Non voglio poter dimenticare quei giorni. Ho scritto un diario dai 14 ai 19/20 anni. Ci sono cose che non ricordavo minimamente quando sono andato a rileggerle. Sono così fiero di aver tenuto per me questo regalo. Tutt’oggi scrivo. Non un diario ma ciò che penso. Ciò che vedo, ciò che amo, ciò che per me ha senso e ciò che mi fa imbestialire.

Le persone che amo, l’ingiustizia che osservo, le persone che saranno sempre con me. Forse non lo so ma tutt’ora tutto questo scrivere è un movimento incredibile per far sì che il futuro non sia solo, che sia costellato di ricordi, che sia il compimento della mia strada.

Tutt’ora leggo con dolcezza i commenti sui diari di un tempo di persone che non sono più parte della mia vita. Esse mi hanno abbandonato, o semplicemente le nostre strade si sono separate, ma è bello rileggere in certe parole l’eco di un tempo, un tempo in cui ero felice della loro compagnia, mi emozionavo per i loro gesti di riguardo, per le loro belle parole. I rapporti evolvono e forse noi perdiamo la capacità di essere così autentici come lo eravamo un tempo. Forse perdiamo la vulnerabilità per crearci il nostro guscio di acciaio che ci protegge dalla vita. Ma dentro quel guscio siamo ancora noi, la dolcezza di quando avevamo 11 anni. C’è stato un tempo in cui non ci siamo vergognati di essere ciò che siamo.

Non vorrei mai perdere di vista tutto questo. Voglio che i miei ricordi siano la mia stessa vita. Non voglio perdere niente, voglio crescere di essi, insieme ad essi. Andare avanti è il destino di tutti, non dimenticare il passato è il modo per non perdere mai contatto con la vera essenza di me stesso.

IPostmoderni

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