Mi sono ritrovato ad ascoltare per l’undicesima volta (o giù di lì) nel giro di pochi giorni l’album dei Coldplay. Ho letto recensioni di ogni tipo, di ogni tipo di ingenerosità intendo. Commenti tecnici-cinici, tecnicinici insomma.

Addetti ai lavori che avranno sollevato le mani al cielo con sadico piacere prima di stendere la loro bella recensione petulante, delirante e piena di insulti musicali.

Altri addetti saranno stati sinceramente colpiti negativamente dall’album e avranno scritto una cattiva recensione a malincuore.

A me questo album piace. Belle melodie, come sempre, e al diavolo “la svolta sfacciata verso il pop”. Del resto non mi pare che l’ambizione non sia legittima. La svolta dei Coldplay verso un mondo colorato, verso un mondo di positività, magari con picchi a volte un po’ ipocriti ma epici, sì, senz’altro epici.

Più questo album  l’ascolti più ti piace e più scopri in ogni traccia un’attrazione multicolore, un nervo che ti si scopre e ti esalta e ti trasmette un sorriso e una sensazione bella, di benessere.

Negli ultimi mesi sono andato spesso alla ricerca, specialmente in alcuni momenti, di una musica che mi facesse semplicemente vedere solo il bello del mondo che mi circonda, che mi aiutasse a volare, che mi invogliasse a prendere il primo treno e raggiungere la prima vetta, mèta, il primo eldorado di emozioni che mi venisse in mente.

E al diavolo le congetture e tutte le  cattive dicerie circa l’ormai appurato carattere commerciale di ogni moderno prodotto artistico di uso popolare, voi avete occhi solo per vedere la realtà con questi occhi seriosi e stupidoidi senza esser in grado di provare un’emozione? Davvero vi prendete così sul serio?

Spogliatevi di ogni costrutto materiale, postmoderno, di ogni costrutto psicologico e necessità di rivalsa e autoaffermazione e riascoltate l’album. Sentite quante belle tracce ci sono e quanto epico e alto è l’inno alla vita in queste note.

Forse stuferà dopo poco, ma sai che c’è, funziona così per ogni album. Forse sono troppo legato a questa band ma penso sia stupido stare lì sempre a provare nostalgia del passato. Se il passato fosse il presente non ci sarebbe mai novità, nemmeno una ventata e tutto questo va contro i meccanismi del mondo, le esigenze dell’uomo e tutto il resto. I primi album dei Coldplay sono stati capolavori di un genere che la band è ancora in grado di evocare, basti ascoltare Moving to mars, una b-side incredibilmente bella, ma sono album ormai facenti parte del passato, di un lucente, splendido passato. L’evoluzione di questa band è stata lucente e coerente.

La bellezza di  un album così diverso da Parachutes mi fa dire che loro, la loro sfida l’hanno comunque vinta, grazie a questo album i Coldplay ancora sanno farmi emozionare.

IPostmoderni.

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