La rivoluzione è un fuoco che continua ad ardere dentro me.

La triste e poco nobile verità è che l’unica alternativa è quella di uscire, partire, dimenticare, non tornare, tagliare ponti amicizia buon cibo e il mare.

Ma ci sono echi antichi, dell’ingiustizia che spirano e spirano e mai sopiscono.. mai lasciano questa testa, mai questo fluire di idee, habitat dove le suggestioni, idee ardenti, trovano rifugio sempre.

Chissà se quelle signore si rendono conto di aver creato tutto ciò, una nuova fervente ispirazione, quelle signore che sull’autobus si appellavano ai giovani, quelle signore che sono stufe e stanche di questo status quo, di questo protrarsi di questa  vita, considerazione, presa in giro che sembra non avere mai fine. Non mi ispirano e mai mi hanno ispirato grandi uomini, al massimo gli scrittori. Gli scrittori sono l’emblema di quel mondo che oggi non c’è, va perduto, con somma gioia dei governanti. Il mondo della ragione, del pensiero, offuscato, tramortito, da torridi dibattiti, torridi valori di chi elogia la valenza degli stessi e poi li distrugge, sfilaccia, disereda, incredibilmente degrada.

Gli scrittori non hanno reputazioni da difendere, sono sinceri e puri, sono forti perché parlano di loro stessi e sanno elevarsi al di sopra di tutto, senza paura, cercando di capire cosa brulica nel loro spirito, senza imporsi paletti etici alla privata perversione, evasione, libertà, istinto, rifuggendo il kitsch di Kundera, la “negazione della merda”.

Gli scrittori che usano la testa e il loro pensiero e dicono, dicono quello che sentono, mille considerazioni possono essere molto più importanti di mille false e spurie notizie del quotidiano, pagato da imprenditori, atto a creare favole miti e bruti.

Cresce la voglia di una rivoluzione. Tante capre si assoggetterebbero, la massa prenderebbe parte in modo ignorante per la gran parte, questo è già da mettere in conto, molte persone ti appoggerebbero dopo aver letto due righe su di te, altre pecore ti darebbero contro perché piccole e poco avvezze ad usare l’arma più grande di cui oggi si disponga: la ragione.

La rivoluzione dico, è in procinto di scoppiare, nella mia testa, è una suggestione che torna, a volte furibonda, come un cavallo imbizzarrito che scalcia, come il fuoco della pazzia visionaria, come un piccolissimo barlume di verità che acceca. Non ci sono persone in grado di rischiare, non c’è voglia di rischiare, i giovani, cara signora, sono dei collusi, frustrati, pezzi di merda viscidi. Chi è in gamba fugge a più non posso, scappa via forte, veloce come un giaguaro alla ricerca di nuove cose meravigliose fuori, dove aspettarsi di più ed essere ammaliati dal grado di civiltà più alto.

I giovani che rimangono qui ci stanno perchè collusi, o ancora più ingiustificati, perché arresi.

Sono una generazione che studia per fare soldi, non per cultura. Studia con la vanissima speranza di  un lavoro che non arriverà…sono dei maledetti piccoli corpuscoli che crescono e si nutrono stoltamente di libri. Questi per loro non hanno anima, ma pagine, inchiostro e un costo ben definito. Poi ci sono quelli che vivono nel bel mezzo di questo schifo e pensano che sia una causa persa. La causa persa è la grossissima ragione dell’apatia di questo paese, al quale tutti, prima o poi andiamo ad arrenderci me compreso.

Ma io penso ancora che, si può creare un vastissimo movimento. Siamo giovani e collusi ma non è detto che molti non vorrebbero vedere la rivoluzione servita, pronta per loro, per combattere. Lo dimostrano i recenti scontri per la riforma scolastica universitaria dove i parassiti del futuro hanno portato per le strade milioni di studenti, con le loro effigi rosse come la vergogna nei miei occhi e i loro slogan ipocritamente anti-capitalisti. Uno scempio care signore, scempio puro!

La rivolta deve cambiare soggetti, deve partire da un movimento che non abbia interessi nelle strutture universitarie, studenti che per spirito di coscienza, civico, cazzo, per una vita migliore, perchè rottisi il cazzo del tutto decidono di fare, di vedere cosa si può cambiare, non si può essere lì ad aspettare questi collusi, schifosi, che parlano linguaggi partitocratici.

È uno scempio.

La rivoluzione deve partire dall’università, chi sta fuori dai giochi di potere universitari e deve coinvolgere, come un grosso rito di emancipazione dai bastardi, le più grandi forze possibili. La stampa parlerebbe di noi, comincerebbe a contattarci e lodarci, offrirebbe il suo supporto per i suoi luridi interessi e noi, noi avremmo una sola via INTRANSIGENZA, INTRANSIGENZA contro questo, tutto questo. L’università, le nostre capre, i nostri dibattiti ma la mano ferma, forte, una dittatura illuminata, non uno stupido poco scaltro movimento popolano, un movimento con saldi basi e saldo potere da parte di saggi che si ritrovino e che abbandonino ogni ipocrisia, che vuotino il fottutissimo sacco. L’intransigenza come la Vallejo in Cile che resiste. La piazza, la violenza non serve, i collettivi nemmeno. Sono nostri nemici e così i centri sociali. Sono dei collusi nella loro posizione antagonista spuria, che non agisce non crea ,ma distrugge semina ideologie di merda passate trite e ritrite. L’idea balla in testa, torna in voga, spesso. L’idea di metterci alla prova in modo indignato, in modo incazzato in modo autoritario, i dittatori che scoprono una nuova dittatura. L’idea c’è e, un giorno, dovrà pure esserci qualcuno a sposarla, che sia io non so, mi attendo, mi scruto. Fino a che, forse, un giorno, riterrò tutto questo grande più della voglia di fuggire.

E forse ci proverò.

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