sbuffo frenetico, pensavo di morire, come se mi fossi svegliato di soprassalto da un incubo.

Cristo, incubo, mal di pancia, che roba. Impressionante.

Ho passato gli ultimi anni della mia vita ad assistere ad un personale e collettivo declino della qualità della vita, della materiale vita vissuta. Anni di progresso e di crescita, la tecnologia, come ogni cosa, è diventata accessibile, il computer portatile non un lusso ma una necessità. Per tutti.

Ho visto la mia generazione trasformarsi e me stesso. Ho abitato con due ragazze austriache e una finlandese. Una tendenza che non rassicura. Ho visitato tante case di studenti universitari. Il primo anno nessuno aveva un computer suo e si studiava, si vedeva la tv, si parlava, chiacchierava tra amici. Il gossip era superficiale e pieno di falle, più autentico, meno controllato, di certo.

Ci sono tornato a distanza di un paio di anni. E tutto è cambiato. Le case non comunicano e lo si può ben vedere. Le stanze non riecheggiano di emozioni, ma di parole informatiche. Gli studenti non comunicano, non brillano, non giocano, non studiano. Gli studenti si chiudono in tante piccole cellule wireless che racchiudono tutto, ma proprio tutto il mondo.

Puff. Ansimare frenetico. O cristo santo cosa sto diventando. Totalmente accerchiato da cose più grandi di me. Grandi aziende mi ridicolizzano con le loro illusioni di consumo. Incrementano il loro appeal e artigli e trabocchetti per tenerti sempre in prima linea, pronto a consumare. Cose più grandi. Cose interessanti, si, se c’è un mondo che vivi di prima persona all’infuori di esse.

Stiamo confondendo il tutto e le ultime scuse non reggono. Non è Facebook, non solo, attore principale della spersonalizzazione dei rapporti e della liquidazione della vita vissuta. E’ il web, che ci globalizza, ci informa e ci ammala, ci rende pazzi malati in perenne necessità di notizie, notizie, notizie, foto e video.

Diamoci un taglio!!

Sono cose più grandi di noi! Cosa vogliamo fare..ammazzarci di materiale, inglobare fino ad esplodere e smettere di vivere? E’ un sistema che mischia sapientemente suggestioni, interessi con pubblicità di ogni tipo, colore, forma. Ci stiamo chiudendo come fossimo ricci, nel nostro beato mondo scuro.

Ripresa, ripresa stabile. Spegniamo i computer, spegniamoli per almeno 1 settimana!

Ripresa completa. Una settimana senza computer.

Riprendiamoci. Ricompriamo giornali. Leggiamo. Usciamo a fare una passeggiata. Annulliamo questa oppressione, gabbia che ci stiamo creando da soli…un grido per la libertà, un grido per renderci conto che noi siamo esseri umani, cosa diversa da macchine. Le macchine le abbiamo create noi e oggi, oggi ci stanno annullando, conquistando.

Torniamo per una settimana a tempi ormai lontani in cui la vita vera era protagonista e la tecnologia raro momento di svago. Risentiamo per una settimana la bellezza di avere tanto tempo per noi, impiegato a vivere e fare tutte quelle cose che non facciamo mai.

Mi sono svegliato dall’incubo, spero in tempo.

Ho voglia di riappropiarmi della mia vita.

 

Ipostmoderni.

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