la forza delle immagini, dei simboli, io ci credo ci sono immagini che legittimano chilometri e chilometri, ore e ore di discorsi. stai lì che cerchi di spiegare, l’immagine arriva come chiarificatrice dono di Dio, svela tutta la contorta via della tua mente.

ora io oggi ho trovato l’immagine che rappresenta la degenerazione del postmodernismo, sono sceso a comprare dei cornetti per la colazione e me la sono trovata davanti a me, una rivelazione, negativa certo, della degenerazione del postmodernismo, dicevo.

Il mio portiere.

Il mio portiere.

Il portiere del mio palazzo, uno degli esemplari più viscidi che si possano immaginare, cattivo fino in fondo, seppur non ci avessi mai scambiato parola.

Ogni volta che lo vede mi salgono in mente concetti come corruzione, morale e fiscale, calcolo, zero valori, merce, cattiveria, egoismo.

Un perfetto, altissimo esempio di come la fisiognomia in realtà sia vera e propria scienza, non tradisce, e sono sicuro che tutti sareste d’accordo con me se solo potesse vederlo.

Ecco io volentieri ammazzerei una persona del genere, felice di prendere mazzette per non parlare, faccia lugubre e pesantemente indagatoria, nessun briciolo di amore nel suo viso brutto, superficie, sembra una lunga infinita tavola senza fessure, tutta uguale, tutta ermetica, tutta riluttante, una degenerazione assoluta della razza umana.

Mi provoca schifo eterno, non dimenticherò mai quella faccia, sempre postmodernismo estremo sarà associato alla sua faccia, come pace/dalai lama, come genio/thom yorke, come bontà/barack obama, come sangue/dittatore spietato africano, come purezza/piccolo principe, sensualità/marylin monroe.

Calcolo, sguardi lugubri e diffidenza verso tutto ciò che sia vivo, mondo.

Il mio portiere non è postmoderno, è morto, semplicemente, già, morto.

IPostmoderni.

 

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