Io sono un cittadino, un uomo.Certo.

E vivo in Italia. Qui comincia la storia di oggi. Io non vi vedo miei concittadini, non vi capisco, se ci mettessimo a parlare io e voi non ci capiremmo e forse nessuno dei due avrebbe ragione e forse cosa importerebbe questo?Importa tanto, importa.

Ho perso da qualche tempo la verve, lo svenarmi, ho deposto le mie armi e ho cominciato ad osservare. Mi sono reso conto di diverse cose. Che l’uomo è limitato, sa giudicare gli altri solo secondo i suoi occhi e i suoi occhi non sanno vedere se stesso, quindi c’è solo una conseguenza, sappiamo criticare tutto, ma non noi stessi, sappiamo anche criticare altri per la stessa cosa per cui gli altri criticherebbero noi, se la società non si basasse sul codice falso dell’ipocrisia e del corretto, politicamente, culturalmente, comportamentalmente. Tutto è corretto e noi le cose non le diciamo, ci sono pochi profeti che rischiano e che vengono innalzati a eroi o idioti a seconda della cultura dominante, sono in realtà i coraggiosi che parlano, esprimono cose che tutti pensano senza metterci la faccia.

Ho capito che attacchiamo il prossimo per salvare noi stessi, non sopportiamo di essere inferiori a qualcuno, non possiamo vivere così, ipostmoderni, i post moderni, dicono intanto una grande verità. Che ognuno considera se stesso la macchina più perfetta che esiste e a volte è così bravo ad autocommiserarsi da ricevere la comprensione umana. Cinica.

Noi siamo una società sporca. Noi ci sventriamo quotidianamente per qualsiasi sia una questione di predominanza. Nessuno è fesso solo se ha comportamenti che danneggiano qualcun altro.

“E che sono fesso io” . Questa è la base dei nostri valori odierni che giustifica ogni malefatta di ognuno di noi. Noi ci perdoniamo tutto ma poi agli altri non perdoniamo niente. Noi siamo quelli che spingono e consumano il clacson nel traffico, noi siamo quelli che vince chi è più furbo, che è in gamba chi più è in grado di prostarsi alla volontà altrui, che i soldi giustificano ogni umiliazione, che il lavoro ci legittima parte di un grado inferiore che deve stare zitto e mai esporre la sua idea. Noi siamo quelli che sistemiamo i nostri figli incompetenti nelle aziende, noi siamo quelli che sporcano la strada.

Noi siamo questo insieme di cose, questo fa parte del costume italiano come l’urlare, il non rispettare la fila e la buona cucina. Come l’arte che nessuno di noi conosce, la storia che appartiene ai tomi pieni di polvere, all’orgoglio svanito che non sappiamo giustificare se non con concetti ribolliti che appartengono alla nostra storia, mai al nostro presente.

Guardate le facce dei turisti che affollano roma e ci vedono sfrecciare con le nostre moto a 100 all’ora per le strade, che vedono archi di trionfo simboli di decadenza, invasi da fratture, rughe, piante di ogni sorta, pisciate dei barboni alla pianta e cagate di piccioni sulla testa, che ci vedono con le nostre smart camminare sui marciapiedi, che ci vedono parcheggiare in terza fila, che ci vedono con le nostre facce burbere e scavate nei tabacchi senza che riuscissimo a dire nemmeno un “Buongiorno”.

Renzo piano lo disse, siamo nani seduti sulle spalle di un gigante, il gigante è la storia dell’italia, grande, immensa, noi siamo i nani, schifosi rappresentanti di tutto questo, pervasi da corruzione e fermi, statici a farci rappresentare nel mondo dalla grandezza di un passato svanito, finito, spolpato. Il gigante non ci sorregge più perchè si siamo nani, ma siamo tanti, non saremo mai più in grado di innovare questo paese. La Cina ci ha già invasi e ci conquisterà e noi un giorno, col nostro nipotino in grembo parleremo di un’Italia che da quel dopoguerra non è mai stata più in grado di essere un paese, men che meno un’identità,e con una lacrima agli occhi e tanta amerezza nel cuore andremo a prendere il gelato per rincuorare la faccia triste del piccolo bambino.

Dai cinesi.

IPostmoderni

 

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